Per l’Italia, i soggetti indicati come finanziabili nella scheda ufficiale sono imprese, organismi di ricerca pubblici e privati e università con base in Italia. Tuttavia, la struttura nazionale privilegia nettamente la PMI italiana: deve esserci almeno una PMI italiana nel consorzio e la PMI o le PMI italiane devono sostenere una quota di costi e attività superiore a quella degli altri partner italiani. Per organismi di ricerca e università italiani il vincolo è ancora più esplicito: sono finanziabili solo se è presente almeno una PMI italiana e se i costi della PMI o delle PMI italiane superano quelli degli altri partner italiani.
La scheda ufficiale Italia della call 11 indica che il MUR finanzia, per i soggetti italiani collocati nelle regioni ammesse, il 70% dei costi di ricerca industriale e il 25% dei costi di sviluppo sperimentale, con un contributo massimo di 400.000 euro per progetto, indipendentemente dal numero di partecipanti italiani. È inoltre previsto un prefinanziamento del 90% all’avvio e il saldo del 10% a conclusione, mentre i partner privati devono presentare una garanzia bancaria. Il punto delicato è che la stessa pagina, pur riferita alla call di settembre 2026, continua a formulare la condizione territoriale come “In 2025, MUR is only funding…”, e in fondo precisa anche che le informazioni di finanziamento sono indicative e vanno confermate con il funding body nazionale. Nelle fonti ufficiali MUR reperibili via ricerca web, in questo momento risultano chiaramente visibili il programma Innovative SMEs e il bando nazionale Eurostars3 2025-CoD9, ma non mi è emerso con la stessa chiarezza un avviso nazionale CoD11 2026 già pubblicato e accessibile.
Per l’Italia, la copertura MUR riguarda solo attività classificabili come ricerca industriale o sviluppo sperimentale, con una condizione sostanziale: i costi di ricerca industriale devono essere superiori a quelli di sviluppo sperimentale. Le categorie di costo indicate dalla pagina ufficiale sono personale, consulenze e servizi equivalenti, viaggi e soggiorni, attrezzature, altri beni e servizi e spese generali indirette. Le spese generali sono riconosciute con flat rate del 25% dei costi diretti, ma escludendo le consulenze dal calcolo.